
CRPC 30 – Trent’anni di futuro. Pratiche culturali per abitare il presente
Il 26 e 27 giugno, due giornate di confronto, pratiche artistiche e lavoro collettivo per riflettere su presente e sul futuro della progettazione culturale
Il 26 e 27 giugno si è svolto a Torino, al Teatro Bellarte di Tedacà, CRPC 30 – Trent’anni di futuro, l’evento organizzato da Fondazione Fitzcarraldo ETS per celebrare i trent’anni del Corso di perfezionamento Responsabile di Progetti Culturali. Due giorni di incontri, pratiche e conversazioni che hanno coinvolto oltre 150 persone tra ex allievi e allieve del corso, professioniste e professionisti della cultura e voci curiose del settore.
L’evento nasce da un quesito che da tempo attraversa il nostro lavoro: cosa significa oggi fare il/la progettista culturale, in un mondo sempre più polarizzato e frammentato? Un mestiere che chiede di saper leggere la complessità, assumersi responsabilità, reinventare strumenti e alleanze, scongiurare il rischio di burnout. CRPC 30 è nato per essere uno spazio in cui affrontare insieme criticità e sfide di cui ancora si parla troppo poco.
Ad aprire i lavori, Ugo Bacchella, Presidente della Fondazione che invita a guardare ai trent’anni di CRPC non come a un traguardo, ma come a un punto di partenza per continuare a interrogarsi sul ruolo di chi progetta cultura. Le tre esigenze che avevano dato origine al corso nel 1996 — acquisire strumenti per progettare, allargare lo sguardo oltre il proprio contesto, costruire occasioni di confronto tra professionisti — restano ancora oggi attuali, anche se il campo da gioco, i giocatori e i pubblici sono profondamente cambiati. La prima giornata si è sviluppata attorno a due plenarie. Formare nel presente, immaginare il futuro, ha affrontato la pedagogia della progettazione culturale, interrogandosi su come cambiano l’apprendimento e l’approccio al progetto in un contesto di trasformazione continua. Progettare cultura tra tensioni e responsabilità, ha allargato lo sguardo all’etica del digitale, alla responsabilità verso gli artisti perseguitati e alla cooperazione culturale internazionale, in un mondo in cui fare cultura è un atto sempre più politico. Spazio anche alle pratiche artistiche, con l’intervento di Fedouà El Attari, visual researcher, progettista culturale e poeta, che ha esplorato le intersezioni tra spazio e linguaggio. Il pomeriggio si è poi articolato in cinque tavoli di lavoro paralleli – le Cinque conversazioni necessarie – dedicati ad altrettante tensioni del lavoro culturale contemporaneo: l’arte come pratica per navigare la complessità del presente, il logoramento del linguaggio, il lavoro ai margini, il rapporto tra istituzioni e scena indipendente, le collaborazioni con altri settori.
La seconda giornata si è aperta con una pratica artistica collettiva a cura di Tedacà, per fermarci e ritrovare una dimensione condivisa del corpo e dell’ascolto. Un intervento che ha preparato il terreno per affrontare insieme un tema che riguarda molte organizzazioni e professionisti e professioniste: cosa succede quando le persone cambiano più velocemente delle organizzazioni che le abitano? Una plenaria di restituzione ci ha aiutati a leggere le organizzazioni come sistemi relazionali, in cui burnout, sovraccarico, difficoltà nel delegare e gerarchie rigide non sono mai solo questioni individuali, ma dinamiche che attraversano il settore culturale e non solo.
Al centro vi è il riconoscimento della formazione continua come leva strategica per affrontare la complessità del presente. F.i.Re si configura così come uno spazio di confronto e sperimentazione, orientato a rafforzare l’ecosistema della formazione culturale, promuovere il dibattito sui bisogni emergenti e contribuire al riconoscimento delle professioni del settore.
Le tensioni non si risolvono, si navigano: è la riflessione con cui si è chiuso l’evento. Perché “il come qualifica il fine”, è nel metodo che si gioca la possibilità di costruire davvero un cambiamento condiviso.
CRPC 30 si è chiuso con la consegna degli attestati alla classe 2025.
Ma come ci siamo detti più volte in questi due giorni, il dialogo continua.
L’iniziativa è realizzata con il sostegno di Fondazione CRT
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