
Prompting Culture: costruire l’IA a partire dall’ascolto
Ricerca, ascolto e co-progettazione alla base di un percorso che ha scelto di partire dalle persone prima che dagli strumenti
Si è concluso Prompting Culture, il corso di FitzLab dedicato all’intelligenza artificiale generativa per il lavoro culturale, realizzato con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo. Un percorso che ha coinvolto professioniste e professionisti della cultura in un lavoro fatto di sessioni online, una visita studio e un laboratorio finale, per interrogarsi insieme su come l’IA possa davvero entrare, con criterio, nella progettazione culturale.
Come si costruisce un corso sull’IA che serva davvero?
È la domanda da cui il percorso ha preso il via, scegliendo di partire dall’ascolto attraverso una fase di ricerca sul settore, un focus group con professioniste e professionisti e una serie di interviste per far emergere i bisogni reali di chi lavora nella progettazione culturale. Su quella base il corso è stato co-progettato insieme al team docenti, per poi affidarsi a una scelta un po’ azzardata: un fine tuning lezione per lezione, in cui feedback e domande dei partecipanti rientravano nella progettazione della sessione successiva. Il corso è cresciuto così con il gruppo, non prima del gruppo.
Un filo rosso ha attraversato tutto il percorso: etica e responsabilità, non come modulo a sé ma come lente per affrontare ogni tema, dai dati alla governance, dalla progettazione all’accessibilità. Fin dalla prima sessione i partecipanti hanno lavorato su tre tensioni – hype e realtà, uso interno e uso esterno, strumento e responsabilità – e la domanda che è tornata più spesso non è mai stata “come si usa l’IA”, ma “come la si colloca” nel proprio lavoro.
Il percorso ha seguito un movimento preciso, dall’uso individuale a quello organizzativo. Le sessioni online hanno messo le basi. La visita studio a Genova ha aperto ponti e connessioni, con il confronto con ETT e l’affondo al Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana. Il laboratorio finale a Torino ha messo tutti alla prova su task reali del proprio lavoro: con Marilisa Del Vecchio i gruppi hanno analizzato e ridisegnato processi come cruscotti di business intelligence, onboarding e gestione di personale e volontari, nuovi pacchetti turistici; con Alberto Almagioni hanno normalizzato, analizzato e restituito dati in formati diversi – dashboard interattive, campagne social, contenuti audiovisivi – ragionando ogni volta su pubblico, tempi e contenuti. È seguita poi l’apertura all’esterno, nel modo più autentico possibile: al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino, insieme a Giuliano Gaia e a Marco Andriano, content creator ipovedente, i partecipanti hanno vissuto il museo e progettato soluzioni di accessibilità, testate direttamente con lui.
Un grazie va al team che ha reso possibile tutto questo: SocialTechno, con il coordinamento di Nicole Moglia e la docenza di Marilisa Del Vecchio e Alberto Almagioni, e Giuliano Gaia di InvisibleStudio. Un grazie speciale a chi ha incontrato il percorso portando valore reale: il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino, Marco Andriano, ETT (Francesca Leon, Giuliano Verreschi, Matteo Ventrella e Maria Emanuela Oddo) e il Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana di Genova. E soprattutto, grazie a chi ha partecipato.
Meno bisogno di nuove tecnologie, più bisogno di criteri, responsabilità e scelte consapevoli: è la sintesi che il gruppo si porta a casa.
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