AI, cultura e creatività al centro del confronto ad ArtLab Bologna

AI, cultura e creatività al centro del confronto ad ArtLab Bologna

Il 5 febbraio scorso ArtLab ha fatto tappa a Bologna, presso DAMA Tecnopolo – Data Manifattura Emilia-Romagna, per una giornata intensa di confronto, ascolto e co-progettazione dedicata al rapporto tra intelligenza artificiale, cultura e creatività. L’appuntamento, primo Satellite della nuova edizione di ArtLab e co-organizzato con ART-ER, si è inserito nel programma della due giorni “Un futuro necessario – AI, cultura e creatività: visioni condivise, processi ed ecosistemi in evoluzione”, parte di ART CITY Bologna.

Ad aprire i lavori sono stati gli interventi introduttivi di Ugo Bacchella e Marina Silverii, che hanno delineato il quadro della giornata, sottolineando la necessità di affrontare l’innovazione tecnologica con uno sguardo culturale, etico e sistemico. Fin dalle prime battute è emersa con forza l’idea che l’intelligenza artificiale non sia soltanto una questione tecnica, ma un tema profondamente politico e culturale.

Tra i diversi contributi significativi, l’intervento di Luca Baraldi, Ambassador, European DIGITAL SME Alliance, ha richiamato il ruolo fondamentale dell’arte e della cultura nel “dare profondità alla tecnologia”, ribadendo come la cultura rappresenti una vera e propria infrastruttura strategica, un capitale cognitivo e informativo indispensabile per l’Europa. Un passaggio centrale ha riguardato il legame tra sovranità tecnologica e sovranità cognitiva, insieme alla necessità di fondare la pace non solo su accordi economici, ma anche su accordi morali, richiamando la frase che apre il testo fondativo dell’UNESCO: «Poiché le guerre nascono nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che devono essere costruite le difese della pace».

La giornata ha offerto inoltre uno sguardo internazionale e interdisciplinare grazie al contributo di Veronika Liebl, Direttrice della Cooperazione Europea, Ars Electronica, che ha presentato esperienze e casi d’uso sviluppati già dal 2017, mostrando come la collaborazione tra artisti e sistemi di intelligenza artificiale possa aprire nuovi spazi di sperimentazione, mantenendo al centro l’essere umano.

Nel corso della mattinata, Marcella Cornia, Professoressa Associata, Università di Modena e Reggio Emilia, ha ripercorso le principali fasi dell’evoluzione dell’IA, mentre Gionata Tedeschi ha evidenziato come la sfida principale non sia soltanto tecnologica: l’adozione dell’intelligenza artificiale nei contesti culturali richiede soprattutto un profondo lavoro di change management, che pesa per oltre la metà del processo di trasformazione. Enzo Mazza, CEO, F.I.M.I., ha poi sottolineato come, a differenza delle rivoluzioni distributive introdotte da Napster e Spotify, l’IA stia generando una vera e propria rivoluzione creativa, che necessita oggi più che mai di regole, visione e capacità di governo.

Il cuore operativo della giornata si è sviluppato nei tavoli di lavoro tematici. In particolare, il Tavolo 1 – AI Factory e l’ecosistema culturale: progettare infrastrutture a supporto della produzione artistica e creativa ha messo in evidenza l’urgenza di costruire infrastrutture europee capaci di valorizzare i dataset culturali come risorsa strategica. Il confronto ha fatto emergere punti di vista differenti ma convergenti sulla necessità di progettare modelli di AI Factory inclusivi, in grado di rappresentare la pluralità delle espressioni culturali e creative.

Il tavolo di lavoro Competenze, strumenti e modelli: lezioni dal PNRR per la trasformazione digitale della cultura, a cura di MateraHub, Fondazione Fitzcarraldo ETS e Sineglossa ha orientato la riflessione sul capitale umano e alla formazione, considerati elementi chiave per governare la trasformazione digitale. È emersa la necessità di rafforzare l’ecosistema formativo dedicato all’upskilling del settore culturale, in grado di sostenere l’evoluzione delle competenze e di accompagnare le organizzazioni nel periodo post-PNRR. In questo scenario, il change management è stato riconosciuto come una sfida eminentemente culturale, oltre che tecnologica, che richiede approcci integrati tra policy, formazione e pratiche organizzative, in linea con il lavoro portato avanti nel  sui temi dell’innovazione responsabile e della capacità istituzionale.

Durante l’incontro AI, valori condivisi e responsabilità: quale ruolo della cultura nel futuro dell’intelligenza artificiale a cura di Fondazione Kainon ETS, è emerso con chiarezza come l’adozione dell’intelligenza artificiale non stia trasformando soltanto strumenti e processi, ma anche le abitudini cognitive, le aspettative e le forme di fiducia dei pubblici. Se da un lato la personalizzazione dei contenuti può ampliare accessibilità e rilevanza delle esperienze culturali, dall’altro espone a rischi di omologazione, manipolazione e rafforzamento delle preferenze esistenti, in un contesto segnato dall’economia dell’attenzione.

È stato ribadito il ruolo fondamentale delle istituzioni culturali nel mantenere spazi di pluralità, complessità e dissonanza, evitando che il pubblico venga progressivamente spostato da interprete attivo a semplice destinatario di raccomandazioni algoritmiche. La discussione ha inoltre messo in luce l’emergere di nuove disuguaglianze cognitive, legate non solo all’accesso alle tecnologie ma anche alla capacità di comprenderne limiti e bias, rafforzando la centralità della funzione educativa della cultura.

Infine, è stata sottolineata la dimensione democratica dell’AI, che può contribuire a migliorare accessibilità e qualità della vita — in particolare in una società che invecchia — a condizione che sia accompagnata da ambienti di sperimentazione guidata, cornici etiche condivise e una responsabilità collettiva nel preservare la natura sociale e plurale del sapere.

Un tema trasversale emerso dai tre tavoli riguarda la costruzione di fiducia e di una reale sovranità cognitiva: non può esserci sovranità tecnologica senza una piena consapevolezza dei processi algoritmici e delle logiche che governano questi strumenti. In questo senso, è stata sottolineata l’urgenza di definire principi etici condivisi, livelli di rischio accettabili e un perimetro di tutela capace di orientare l’uso dell’IA nei contesti culturali.

Sono emerse con forza alcune questioni centrali. In particolare, il confronto ha messo in luce le principali sfide etiche e i rischi legati all’intelligenza artificiale, a partire dalla presenza di bias nei dati e nei modelli, dalla necessità di garantire trasparenza e criteri di governance chiari, fino al rischio di standardizzazione dei contenuti e di perdita di attenzione alla qualità dei processi creativi e al loro impatto sociale. L’IA è stata riconosciuta non come una tecnologia neutrale, ma come un sistema capace di produrre effetti antropologici, in grado di incidere sui modi di percepire, interpretare e abitare la realtà.

La sessione plenaria conclusiva, coordinata da Pierluigi Sacco, Docente di Biobehavioral Economics, Università di Chieti-Pescara, ha rilanciato una domanda chiave: che ruolo possiamo e dobbiamo giocare come europei? Le risposte hanno messo in luce esperienze e visioni complementari: dal lavoro della Digital Library per la creazione di nuove opportunità di Data Product per istituzioni culturali, imprese e utenti finali, alla prospettiva di EIT Culture & Creativity sul futuro delle imprese culturali e creative europee, fino alla riflessione di Francesco Ubertini, Presidente, Cineca e IFAB, sull’importanza di saper integrare ambiti diversi del sapere, richiamando la figura dell’“ingegnere rinascimentale”.

Accanto ai momenti di lavoro strutturato, la giornata è stata anche occasione di incontri, scambi informali e connessioni tra comunità diverse: dal mondo della ricerca a quello delle industrie creative, dai videogame all’audiovisivo. Tra gli spunti emersi, anche la presentazione del cortometraggio “The Prompt”, che ha offerto una riflessione critica e provocatoria sull’uso dell’intelligenza artificiale nei processi creativi.

ArtLab Bologna si è rivelato uno spazio di confronto aperto e concreto, capace di tenere insieme visione strategica e pratiche operative. Un percorso che proseguirà nei prossimi appuntamenti di ArtLab, con l’obiettivo di trasformare le riflessioni emerse in indirizzi condivisi e strumenti utili per accompagnare il settore culturale e creativo nella transizione digitale

È disponibile il report dei tavoli di lavoro.


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